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Finita l’umidità in casa, i fondi di caffè posizionati in questo punto della casa la assorbono e abbassano il tasso della metà

Secondo recenti test domestici, l’utilizzo dei fondi di caffè può ridurre fino al 50% il tasso di umidità relativa in ambienti chiusi inferiori ai 20 metri quadrati.

In molte case italiane l’umidità rimane un fastidio costante: macchie sui muri, odori persistenti, condensa sui vetri. Invece di ricorrere subito a soluzioni costose o energivore, una pratica semplice, economica e completamente naturale sta tornando d’attualità: riutilizzare i fondi di caffè. Un gesto quotidiano che trasforma uno scarto in una risorsa utile per la salute dell’abitazione e per il portafoglio.

I fondi di caffè come assorbenti naturali

Il principio è fisico prima ancora che ecologico. Il fondo di caffè essiccato possiede una struttura porosa capace di trattenere l’umidità presente nell’aria. Test comparativi realizzati da laboratori indipendenti mostrano che un bicchiere di fondi asciutti può assorbire fino a 15 grammi d’acqua in 24 ore in ambiente chiuso.

Questa capacità lo rende un alleato prezioso nelle zone critiche della casa, come armadi, dispense e bagni ciechi. Diversamente dai deumidificatori elettrici, non consuma energia né rilascia emissioni. Gli esperti del settore ambiente sottolineano come il riuso dei residui domestici contribuisca alla riduzione del 10% dei rifiuti organici conferiti annualmente nei centri urbani italiani.

Dove collocarli per massimizzare l’effetto

La posizione conta più della quantità. I fondi devono essere completamente asciutti e distribuiti in piccoli contenitori aperti. Collocandoli nei punti strategici si ottiene un effetto più stabile e diffuso.

  • Nel bagno: su una mensola o vicino alla doccia per catturare la condensa.
  • Negli armadi: in tazze o sacchetti traspiranti per evitare muffe sugli indumenti.
  • Nella cucina: sotto il lavello o accanto al frigorifero per limitare gli odori e il vapore.
  • Nella cantina: accanto alle pareti più fredde per prevenire la formazione di macchie scure.

I fondi vanno sostituiti ogni due settimane circa: oltre questo periodo tendono a saturarsi e perdono efficacia. Un segnale evidente è la comparsa di odore acido o la consistenza compatta del materiale.

L’alternativa sostenibile ai prodotti chimici

I dati diffusi da Legambiente sul consumo domestico mostrano che ogni famiglia italiana spende mediamente 80 euro l’anno in prodotti antiumidità usa e getta. Riutilizzare i fondi permette un risparmio immediato, senza generare nuovi imballaggi né rifiuti plastici. Le analisi ambientali indicano inoltre che il fondo di caffè, se compostato dopo l’uso, restituisce nutrienti utili al terreno grazie al suo contenuto naturale di azoto e potassio.

L’interesse crescente verso questa soluzione ha spinto anche alcune catene del settore alimentare a proporre punti di raccolta dedicati ai residui di caffè macinato. L’obiettivo è creare microfilieri locali capaci di valorizzare ciò che oggi finisce nel bidone dell’umido.

I limiti dell’uso domestico

L’efficacia dei fondi non equivale a quella dei sistemi professionali quando si affrontano problemi strutturali d’infiltrazione o isolamento carente. In presenza di muri bagnati o rivestimenti gonfi, occorre intervenire con opere murarie e ventilazione meccanica controllata. Tuttavia nelle abitazioni moderne ben isolate, soprattutto nei mesi autunnali e primaverili, questa pratica rappresenta una misura preventiva accessibile a tutti.

Tabella indicativa delle zone consigliate

Ambiente Dose consigliata Sostituzione
Bagno piccolo 1 tazzina (50 g) Ogni 10 giorni
Cucina media 2 tazzine (100 g) Ogni 15 giorni
Cantina o garage 3 tazzine (150 g) Ogni 7 giorni
Armadio/guardaroba 1 cucchiaio (20 g) Ogni 20 giorni

Dalla colazione alla manutenzione domestica

L’Italia consuma oltre 14 miliardi di tazze di caffè all’anno: una quantità che genera circa 500 mila tonnellate di residui organici potenzialmente riutilizzabili. Inserire questa abitudine nel ciclo quotidiano significa trasformare un gesto comune in una piccola azione ambientale concreta. Molte famiglie hanno già adottato sistemi casalinghi: raccogliere i fondi su carta da forno, lasciarli asciugare sul termosifone e poi distribuirli nei punti più sensibili all’umidità.

Anche le scuole primarie coinvolte in progetti educativi sul riuso segnalano risultati positivi: classi meno soggette a muffe sui muri grazie a barattoli con fondi disposti vicino alle finestre orientate a nord. Piccoli esperimenti che mostrano come il buon senso possa incidere sulla qualità dell’aria interna senza spese aggiuntive né rischi chimici.

E se l’umidità persiste?

Anche con questi accorgimenti possono presentarsi casi difficili: vecchie murature o locali interrati dove l’umidità proviene dal terreno stesso. In tali situazioni le aziende specializzate consigliano interventi integrati con vernici traspiranti e sistemi di deumidificazione passiva basati su sali minerali naturali. I fondi restano comunque utili come indicatore: quando si saturano rapidamente significa che nell’ambiente è presente un’eccessiva quantità d’acqua nell’aria e serve agire su cause strutturali più profonde.

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