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Risparmio previdenziale: ecco quanto occorre mettere da parte per vivere comodamente secondo gli esperti

Secondo le ultime analisi sulle abitudini di risparmio, solo il 36 % degli italiani risparmia in modo regolare per la pensione, mentre oltre la metà dichiara di non sapere quale cifra sia davvero necessaria per vivere serenamente dopo il lavoro.

Quanto serve davvero per una pensione tranquilla

Gli esperti finanziari stimano che serva accantonare in media tra il 15 % e il 20 % del reddito annuale per costruire un capitale adeguato. Chi guadagna circa 1 800 € al mese dovrebbe quindi destinare almeno 270 € a un piano di risparmio previdenziale.

Se questa quota venisse mantenuta per quarant’anni, considerando un rendimento medio annuo del 3 %, si arriverebbe a un capitale di oltre 250 000 €. Questa cifra, pur variabile in base all’età e all’orizzonte temporale, rappresenta una soglia che garantisce un’integrazione significativa rispetto alla pensione pubblica.

Il punto critico resta la distanza tra consapevolezza e azione: molti riconoscono l’importanza del risparmio previdenziale ma rimandano l’avvio del piano, confidando nel sistema pubblico o nei contributi aziendali.

Come calcolare la propria soglia di sicurezza

Determinare quanto accantonare significa stimare le spese future — casa, salute, tempo libero — e valutare le proprie entrate attese. L’INPS fornisce proiezioni sulla pensione pubblica tramite il simulatore “La mia pensione futura”, utile come base di calcolo.

RisparmioQuesta professoressa in pensione ha iniziato a risparmiare la stessa somma ogni mese dal 1980, oggi a 90 anni è milionaria

Una regola pratica suggerita dai consulenti è quella del “70 %”: per mantenere lo stesso tenore di vita dopo il ritiro, il reddito netto mensile dovrebbe equivalere ad almeno il 70 % di quello percepito in attività lavorativa.

  • Pensione pubblica stimata: circa il 55 % dell’ultimo stipendio per i lavoratori dipendenti;
  • Complemento necessario: almeno il 15–20 % proveniente da risparmi personali o fondi integrativi;
  • Tasso d’inflazione medio ipotizzato: 2 % annuo;
  • Speranza di vita media: oltre gli 83 anni secondo ISTAT.

I piani individuali di risparmio previdenziale

I principali strumenti disponibili oggi sono i Piani Individuali Pensionistici (PIP), i Fondi Pensione Aperti e il Piano di Risparmio Previdenziale (PER). Tutti consentono deduzioni fiscali fino a 5 164,57 € l’anno sui versamenti effettuati, un incentivo non trascurabile soprattutto per chi ha redditi medi o alti.

L’adesione è libera ma spesso agevolata dai datori di lavoro con contributi aggiuntivi. Secondo COVIP, a fine 2023 erano oltre nove milioni gli italiani iscritti a forme pensionistiche complementari, un numero in crescita ma ancora lontano dagli standard europei.

I vantaggi fiscali e le condizioni

I rendimenti dei fondi pensione godono di una tassazione agevolata al 20 %, contro il 26 % applicato ai normali investimenti finanziari. Inoltre, dopo otto anni di partecipazione è possibile riscattare parte del capitale per spese sanitarie o acquisto della prima casa. Tuttavia, prelievi anticipati riducono sensibilmente la rendita finale e vanno valutati con cautela.

Coppie e famiglie: strategie condivise per accumulare serenità

Nelle famiglie italiane spesso un solo componente aderisce a un fondo pensione. Gli analisti raccomandano invece una pianificazione congiunta: gestire due piccoli piani separati può risultare più efficace che concentrarsi su uno solo. Ogni partner ha vantaggi fiscali propri e una maggiore flessibilità nella gestione delle somme accumulate.

Esempio pratico: due lavoratori che versano ciascuno 150 € al mese raggiungeranno insieme circa 300 000 € in quarant’anni (ipotesi rendimento medio del 3 %). Se uno dei due smettesse dopo vent’anni, l’altro potrebbe proseguire garantendo comunque una copertura minima familiare.

Diversificare per difendersi dall’inflazione

L’aumento dei prezzi mina progressivamente il potere d’acquisto delle pensioni. Per attenuarne gli effetti, gli esperti consigliano di diversificare la propria strategia tra prodotti assicurativi a capitale garantito e investimenti dinamici legati ai mercati azionari globali. Il bilanciamento ideale varia con l’età: maggiore esposizione al rischio in gioventù, maggiore prudenza man mano che ci si avvicina all’età pensionabile.

Età attuale Quota consigliata in strumenti dinamici Quota consigliata in strumenti garantiti
<35 anni 70% 30%
35–50 anni 50% 50%
>50 anni 30% 70%

L’Italia tra tradizione previdenziale e nuove sfide demografiche

L’INPS segnala che entro il 2040 ci saranno due pensionati ogni tre lavoratori attivi. Questo squilibrio mette pressione sul sistema pubblico e spinge verso soluzioni miste dove la previdenza privata svolge un ruolo crescente. Le famiglie italiane mostrano prudenza ma anche ritardo: iniziare tardi significa dover accantonare cifre molto più elevate negli ultimi anni lavorativi.

L’attuale dibattito politico sul futuro delle pensioni ruota proprio intorno a questo nodo: rafforzare la previdenza obbligatoria o incentivare quella integrativa con ulteriori benefici fiscali? In mezzo c’è una generazione sospesa che rischia di trovarsi senza garanzie solide se non interviene tempestivamente sul proprio piano personale.

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RisparmioMio figlio ha 12 anni e ha già 10.000 euro da parte grazie a questa tecnica che pochi genitori conoscono

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