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Questo dispositivo che tutti buttiamo nella spazzatura contiene in realtà 450 mg di oro 22 carati

Ogni anno in Italia vengono dismessi più di 300.000 tonnellate di apparecchi elettronici domestici, una montagna di rifiuti che nasconde metalli preziosi difficili da immaginare.

 

I dispositivi elettronici che gettiamo contengono componenti di valore, invisibili ma concreti. Da anni, enti di ricerca e imprese del riciclo mostrano come le schede elettroniche siano veri giacimenti urbani. L’oro, soprattutto, gioca un ruolo chiave: resiste all’ossidazione e garantisce la qualità dei contatti elettrici. Ma ciò che stupisce è la quantità nascosta in un semplice mucchio di vecchi computer e telefoni cellulari.

L’oro nascosto nei rifiuti digitali

Secondo analisi condotte da centri europei di recupero, da circa venti schede madri si possono ricavare quasi 450 milligrammi di oro 22 carati. Un dato che sposta il valore percepito dei dispositivi elettronici: ciò che sembra solo plastica e silicio racchiude una risorsa strategica.

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L’oro è usato nei connettori e nei microcircuiti per la sua resistenza alla corrosione. Ogni contatto dorato assicura un collegamento stabile, ma il prezzo è ambientale. Recuperare quel metallo richiede processi tecnici complessi; lasciarlo nei cassonetti significa perdere un materiale raro e costoso.

Perché le schede madri valgono più del loro peso

Nelle versioni più datate, le piste dorate delle schede madri erano più estese, quindi più remunerative per il riciclo. Oggi i componenti sono miniaturizzati e le quantità d’oro si riducono, ma il problema resta lo stesso: milioni di dispositivi abbandonati equivalgono a tonnellate di minerali preziosi non recuperati.

I laboratori specializzati ricordano che il valore medio dell’oro presente in un computer dismesso può arrivare a diversi euro, ma l’estrazione domestica è vietata perché comporta rischi chimici gravi. Le famiglie hanno un ruolo centrale nel chiudere il ciclo del riciclo legale.

Dalla discarica al recupero: i nuovi metodi

Un gruppo di ricercatori svizzeri ha sperimentato una tecnologia a base di proteine del lattosiero, capaci di attrarre selettivamente l’oro in soluzione. Il procedimento promette un recupero rapido e privo di sostanze tossiche, aprendo nuove prospettive industriali per i rifiuti elettronici europei.

  • Le parti più ricche d’oro sono le schede madri e i connettori placcati.
  • I centri RAEE autorizzati garantiscono il trattamento sicuro dei materiali.
  • I cittadini possono conferire gratuitamente i propri dispositivi presso le isole ecologiche comunali.
  • Ogni apparecchio deve essere consegnato integro, dopo aver rimosso dati personali e batterie.

Le aziende del settore parlano già di “miniere urbane”. In un solo chilogrammo di schede elettroniche c’è più oro che in un chilogrammo di minerale estratto in miniera. Ma serve una rete efficiente per trasformare queste cifre in economia reale, senza scaricare i costi ambientali sui paesi poveri dove spesso finiscono gli scarti elettronici.

Chi guadagna e chi perde nel nuovo ciclo dell’elettronica

I grandi produttori puntano su modelli sempre più integrati, difficili da smontare e quindi meno riciclabili. Le imprese del recupero chiedono standard comuni che rendano la separazione dei materiali più semplice. Nel mezzo ci sono le famiglie, obbligate a scegliere fra comodità e responsabilità ambientale.

Componente Metallo principale Valore stimato per kg
Scheda madre Oro, rame, palladio fino a 20 €
CPU e processore Oro e argento fino a 40 €
Batterie al litio Cobalto, nichel variabile

L’assenza di regole uniformi lascia spazio a traffici paralleli e smaltimenti illegali. Mentre alcune regioni italiane hanno attivato consorzi pubblici per la raccolta differenziata dei RAEE, altre restano indietro e disperdono ogni anno tonnellate di metalli rari.

Cosa possono fare le famiglie da subito

Pianificare un controllo periodico dei cassetti tecnologici riduce sprechi ed errori. Una volta al trimestre basta verificare quali dispositivi non funzionano o non servono più. Da lì si decide se riparare o consegnare ai punti raccolta. Ogni gesto evita l’accumulo domestico e restituisce materia utile al circuito industriale.

Anche le scuole possono diventare centri attivi di sensibilizzazione: raccogliere vecchi telefoni o tastiere, spiegando ai ragazzi che dietro quei circuiti dorati c’è una risorsa da salvare. Alcune aziende propongono programmi di ritiro con bonus su nuovi acquisti; altri enti preferiscono la donazione a laboratori didattici o associazioni umanitarie.

Dall’obsolescenza programmata alla circolarità possibile

L’economia circolare rimane il punto critico: finché la progettazione dei prodotti privilegerà la sostituzione rapida rispetto alla durata, il ciclo virtuoso resterà incompleto. Tuttavia cresce la domanda di dispositivi modulari e riparabili, segno che parte del pubblico vuole invertire la rotta. Le istituzioni discutono incentivi fiscali per chi sceglie il riuso certificato.

Prospettive economiche e ambientali

I dati dell’Agenzia europea dell’ambiente indicano che nel 2030 la quantità globale di rifiuti elettronici supererà i 75 milioni di tonnellate. Se solo una minima parte venisse trattata correttamente, si recupererebbero centinaia di tonnellate d’oro ogni anno. L’Italia dispone già di impianti tecnologicamente avanzati ma sottoutilizzati: serve continuità nella raccolta domestica e incentivi alle imprese del riciclo certificato.

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L’alternativa resta lasciare quel metallo prezioso nelle discariche o esportarlo illegalmente verso paesi dove lo smaltimento avviene senza tutele. Recuperare significa creare lavoro qualificato sul territorio, ridurre dipendenze esterne e abbattere emissioni legate all’estrazione mineraria tradizionale.

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