La ricotta, spesso percepita come un alimento “neutro”, è in realtà un prodotto con caratteristiche nutrizionali contrastanti a seconda della provenienza e del metodo di produzione. Famiglie, sportivi e persone con esigenze dietetiche particolari la scelgono per motivi diversi, ma non tutti i tipi sono adatti a ogni profilo.

Un alimento tradizionale con identità multiple
In Italia la ricotta è prodotta in decine di varianti regionali: vaccina, ovina, caprina o mista. Secondo Coldiretti, circa il 70% del consumo domestico riguarda quella vaccina industriale, mentre il resto proviene da produzioni artigianali locali. La differenza non è solo di sapore: cambia anche il contenuto lipidico, proteico e salino.
Una porzione standard (100 g) può variare da 130 a 230 kcal: un divario che influisce direttamente sulla scelta per chi deve controllare peso o colesterolo. Le versioni industriali tendono ad avere meno grassi saturi ma più sodio; quelle tradizionali offrono maggiore densità proteica e minore presenza di additivi.
| Tipo di ricotta | Kcal per 100 g | Grassi (g) | Sodio (mg) |
|---|---|---|---|
| Vaccina industriale | 135 | 8 | 190 |
| Ovina artigianale | 200 | 14 | 120 |
| Caprina fresca | 180 | 12 | 150 |
| Mista da banco gastronomia | 160 | 10 | 170 |
I benefici per chi pratica sport o segue una dieta ipocalorica
L’alto contenuto di proteine facilmente digeribili rende la ricotta interessante per chi pratica attività fisica. L’INRAN ha evidenziato che contiene caseine a rilascio lento, utili nel recupero muscolare notturno. Nei regimi ipocalorici, se scelta in versione magra e senza aggiunte zuccherine, può sostituire altri latticini più calorici.
Tuttavia la sua efficacia dipende dal controllo delle quantità: superare i 150 g al giorno riduce l’effetto “leggero” spesso attribuito al prodotto. Alcuni nutrizionisti consigliano di preferirla a colazione o dopo l’attività sportiva per massimizzare l’assorbimento proteico.

I rischi sottovalutati per chi soffre di intolleranze o disturbi metabolici
Nonostante l’immagine salutare, la ricotta resta un derivato del latte e contiene lattosio residuo. Secondo l’Associazione Italiana Latto-Intolleranti (AILI), una porzione media può apportare fino a 2 grammi di lattosio: quantità sufficiente a causare sintomi nei soggetti più sensibili. In questi casi è consigliata solo quella delattosata o vegetale.
Anche chi segue una dieta iposodica deve prestare attenzione: alcune confezioni industriali raggiungono 0,3 g di sale per etto. Per i pazienti con ipertensione o insufficienza renale cronica il limite raccomandato dall’Istituto Superiore di Sanità è inferiore.
Dove si nasconde lo squilibrio: etichette e marketing alimentare
L’etichettatura non sempre aiuta a distinguere tra prodotti artigianali e versioni reidratate o addizionate con panna. Il Regolamento UE n. 1169/2011 impone l’indicazione degli ingredienti in ordine decrescente di peso, ma molte famiglie ignorano che “siero di latte” e “crema di latte” segnalano composizioni molto diverse dal punto di vista nutrizionale.
- I prodotti DOP come la Ricotta Romana garantiscono controlli su origine e metodo;
- I marchi GDO possono contenere stabilizzanti come E407 (carragenina);
- L’aggiunta di panna aumenta fino al 40% le calorie rispetto alla media naturale.

Cautela per bambini piccoli e anziani fragili
Nelle fasce d’età più vulnerabili la sicurezza igienica conta quanto il profilo nutrizionale. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno ha segnalato nel 2022 alcuni casi isolati di contaminazione batterica in prodotti non pastorizzati venduti nei mercati locali. Per questo motivo pediatri e geriatri consigliano solo ricotte pastorizzate certificate CE.
L’alternativa intelligente: scegliere secondo necessità reali
Sapere quale ricotta portare in tavola richiede un bilancio tra gusto, salute e provenienza. Chi cerca leggerezza dovrebbe orientarsi su versioni vaccina magra o caprina; chi punta su densità proteica può preferire quella ovina artigianale; chi ha restrizioni alimentari trova oggi numerose opzioni delattosate o vegetali a base di soia o mandorla.
AttualitàEcco un trucco per lavare il piumone anche se non entra nella lavatrice (e senza andare in lavanderia)L’apparente semplicità della ricotta nasconde dunque un piccolo laboratorio domestico dove ogni famiglia deve imparare a leggere numeri e sigle prima dell’acquisto — perché dietro una nuvola bianca possono celarsi differenze decisive per la salute quotidiana.



Lettura piacevole anche se non mangio latticini da anni — bravo chi l’ha scritto!
Bella scrittura, scorrevole e informativa. Complimenti all’autore!
Manca solo una tabella comparativa coi prezzi e sarebbe perfetto!
Sarò sincero: mai pensato alla ricotta come “pericolosa”. Ora un po’ sì 😬
Certo che 0,3 g di sale per etto sono tanti! Ora controllerò meglio le etichette.
Pensavo fosse una pubblicità della Coldiretti all’inizio… poi mi sono ricreduto 😉
L’ho letto due volte: sembra quasi una mini guida al consumo consapevole 👏
Buon punto sulla sicurezza alimentare per anziani e bambini, spesso trascurato.
Troppe cifre e sigle, mi sono persa a metà 😅 comunque interessante!
C’è scritto che può contenere additivi come E407… ma perché nessuno ne parla mai?
Avevo sempre pensato fosse “leggera”, invece dipende dal tipo… wow!
L’articolo mi ha convinto a provare quella delattosata. Speriamo sia buona come dicono.
Io adoro la ricotta ovina! Sapore unico e texture cremosa 😋
Sarebbe bello un confronto con altri latticini tipo lo yogurt greco o la mozzarella light.
Non condivido: troppa enfasi sui rischi quando basterebbe moderazione.
Mia nonna faceva la ricotta in casa… quella sì che era genuina!
Bella lettura, ma occhio agli errori: “rilascio lento” si scrive con una sola “s”, no?
Secondo me l’autore lavora per i produttori di ricotta 😜
Ehi ma 230 kcal per 100 grammi?! Addio dieta estiva 😂
Interessante, però avrei citato anche le differenze di gusto tra i vari tipi.
Sono nutrizionista: confermo tutto, soprattutto sull’importanza di leggere l’etichetta.
Per una volta un articolo equilibrato: né demonizza né idealizza il prodotto. Bravi!
Chi l’avrebbe detto che esistono oltre dieci tipi diversi di ricotta in Italia! 🇮🇹
“Derivato del latte”… allora niente per me che sono intollerante 😭
Articolo utile, ma avrei voluto più dati sulle versioni vegetali.
Ottimo approfondimento. Mi ha fatto riflettere su quanta poca attenzione prestiamo alle etichette alimentari.
Ma la ricotta di capra è davvero più digeribile o è solo marketing?
Io la uso sempre dopo la palestra, non sapevo aiutasse anche nel recupero muscolare. Interessante!
Bel pezzo, ma mancano riferimenti alle ricotte senza lattosio più diffuse sul mercato.
Mah… secondo me si esagera un po’ con tutte queste precauzioni, è solo ricotta! 😅
Finalmente qualcuno che spiega le differenze tra vaccina e ovina, grazie mille!
Ma quindi quella che compro al supermercato è troppo salata per la mia pressione? 🤔
Articolo super interessante! Non pensavo che la ricotta potesse essere così “complicata”.