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Chi dovrebbe preferire la ricotta e chi deve essere cauto con il suo utilizzo?

Secondo i dati Ismea 2023, in Italia si consumano ogni anno oltre 90mila tonnellate di ricotta, un formaggio che appare leggero ma nasconde differenze notevoli tra le varietà.

La ricotta, spesso percepita come un alimento “neutro”, è in realtà un prodotto con caratteristiche nutrizionali contrastanti a seconda della provenienza e del metodo di produzione. Famiglie, sportivi e persone con esigenze dietetiche particolari la scelgono per motivi diversi, ma non tutti i tipi sono adatti a ogni profilo.

Un alimento tradizionale con identità multiple

In Italia la ricotta è prodotta in decine di varianti regionali: vaccina, ovina, caprina o mista. Secondo Coldiretti, circa il 70% del consumo domestico riguarda quella vaccina industriale, mentre il resto proviene da produzioni artigianali locali. La differenza non è solo di sapore: cambia anche il contenuto lipidico, proteico e salino.

Una porzione standard (100 g) può variare da 130 a 230 kcal: un divario che influisce direttamente sulla scelta per chi deve controllare peso o colesterolo. Le versioni industriali tendono ad avere meno grassi saturi ma più sodio; quelle tradizionali offrono maggiore densità proteica e minore presenza di additivi.

Tipo di ricotta Kcal per 100 g Grassi (g) Sodio (mg)
Vaccina industriale 135 8 190
Ovina artigianale 200 14 120
Caprina fresca 180 12 150
Mista da banco gastronomia 160 10 170

I benefici per chi pratica sport o segue una dieta ipocalorica

L’alto contenuto di proteine facilmente digeribili rende la ricotta interessante per chi pratica attività fisica. L’INRAN ha evidenziato che contiene caseine a rilascio lento, utili nel recupero muscolare notturno. Nei regimi ipocalorici, se scelta in versione magra e senza aggiunte zuccherine, può sostituire altri latticini più calorici.

Tuttavia la sua efficacia dipende dal controllo delle quantità: superare i 150 g al giorno riduce l’effetto “leggero” spesso attribuito al prodotto. Alcuni nutrizionisti consigliano di preferirla a colazione o dopo l’attività sportiva per massimizzare l’assorbimento proteico.

I rischi sottovalutati per chi soffre di intolleranze o disturbi metabolici

Nonostante l’immagine salutare, la ricotta resta un derivato del latte e contiene lattosio residuo. Secondo l’Associazione Italiana Latto-Intolleranti (AILI), una porzione media può apportare fino a 2 grammi di lattosio: quantità sufficiente a causare sintomi nei soggetti più sensibili. In questi casi è consigliata solo quella delattosata o vegetale.

Anche chi segue una dieta iposodica deve prestare attenzione: alcune confezioni industriali raggiungono 0,3 g di sale per etto. Per i pazienti con ipertensione o insufficienza renale cronica il limite raccomandato dall’Istituto Superiore di Sanità è inferiore.

Dove si nasconde lo squilibrio: etichette e marketing alimentare

L’etichettatura non sempre aiuta a distinguere tra prodotti artigianali e versioni reidratate o addizionate con panna. Il Regolamento UE n. 1169/2011 impone l’indicazione degli ingredienti in ordine decrescente di peso, ma molte famiglie ignorano che “siero di latte” e “crema di latte” segnalano composizioni molto diverse dal punto di vista nutrizionale.

  • I prodotti DOP come la Ricotta Romana garantiscono controlli su origine e metodo;
  • I marchi GDO possono contenere stabilizzanti come E407 (carragenina);
  • L’aggiunta di panna aumenta fino al 40% le calorie rispetto alla media naturale.

Cautela per bambini piccoli e anziani fragili

Nelle fasce d’età più vulnerabili la sicurezza igienica conta quanto il profilo nutrizionale. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno ha segnalato nel 2022 alcuni casi isolati di contaminazione batterica in prodotti non pastorizzati venduti nei mercati locali. Per questo motivo pediatri e geriatri consigliano solo ricotte pastorizzate certificate CE.

L’alternativa intelligente: scegliere secondo necessità reali

Sapere quale ricotta portare in tavola richiede un bilancio tra gusto, salute e provenienza. Chi cerca leggerezza dovrebbe orientarsi su versioni vaccina magra o caprina; chi punta su densità proteica può preferire quella ovina artigianale; chi ha restrizioni alimentari trova oggi numerose opzioni delattosate o vegetali a base di soia o mandorla.

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L’apparente semplicità della ricotta nasconde dunque un piccolo laboratorio domestico dove ogni famiglia deve imparare a leggere numeri e sigle prima dell’acquisto — perché dietro una nuvola bianca possono celarsi differenze decisive per la salute quotidiana.

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